Domande frequenti



A seguito di chiarimenti intercorsi con la Commissione UE (DG-ENV), la produzione di biocarburanti, mediante trasformazione chimica o biologica, è da inquadrarsi nelle categorie di attività di cui al punto 4.1 dell’Allegato I, della Direttiva, se condotta su scala industriale.


Per gli impianti di recupero e smaltimento di rifiuti ricompresi in una installazione soggetta ad AIA, tale autorizzazione sostituisce ad ogni effetto l’autorizzazione di cui all’articolo 208, del D.Lgs. 152/06 e a tal fine i suoi contenuti sono integrati con quelli di cui al comma 2 del citato articolo 208.

In particolare, pertanto, l’AIA, tra i suoi elementi essenziali, indica l’importo della garanzia finanziaria da prestare ai sensi dell’articolo 208, comma 11, del D.Lgs. 152/06, a copertura dei rischi connessi all’esercizio del citato impianto, e non prevede invece (con riferimento a tale impianto) la garanzia di cui all’articolo 29-sexies, comma 9-septies, del D.Lgs.152/06, a copertura  dei rischi di “inquinamento significativo del suolo o delle acque sotterranee con sostanze pericolose pertinenti”.

Ulteriori chiarimenti in merito saranno forniti con i decreti ministeriali di cui agli articoli 29-sexies, comma 9-septies, e 195, comma 2, lettera g), del D.Lgs. 152/06.


I gestori di impianti IPPC hanno l’obbligo di richiedere, nei tempi previsti e nel rispetto dei regolamenti emanati in materia dall’amministrazione regionale in cui ricade l’impianto, le fideiussioni, eventualmente necessarie, relativamente alla gestione dei rifiuti.
Nel caso in cui la regione non abbia emanato specifici regolamenti per gli impianti soggetti ad AIA statale, si ritiene che debbano essere applicati i medesimi regolamenti, o prassi operative, applicati per gli altri impianti soggetti ad AIA regionale ricadenti nello stesso territorio.
Pertanto, ove non diversamente ed esplicitamente disposto dalla regione, i tempi, i beneficiari, gli importi, gli intestatari, le durate ed ogni altro elemento delle fidejussioni saranno i medesimi di quelli degli impianti soggetti ad AIA regionale.
L’unica sostanziale differenza sarà relativa alle attestazioni di regolare ottemperanza, le quali, oltre che ai soggetti previsti dai regolamenti e dalle prassi operative regionali, dovranno essere notificate anche ad ISPRA, ai fini dello svolgimento delle attività di controllo di competenza.

L'inadeguatezza del riferimento alla capacità di lavorazione giornaliera (espressa in tonnellate al giorno) per caratterizzare la soglia di assoggettabilità ad AIA dei depositi preliminari di rifiuti è stata evidenziata da tempo, anche in sede comunitaria.La Commissione Europea ha al riguardo avvallato una lettura estremamente cautelativa, volta ad equiparare numericamente la capacità soglia di lavorazione giornaliera (10t/die) alla capacità fisica del deposito (10t).Tale interpretazione ha lasciato perplessi molti Stati Membri (tra cui l'Italia,che non l'ha ripresa nella circolare interpretativa del 13 luglio 2004) e in definitiva pare essere stata giudicata eccessiva dalla stessa Commissione Europea, tanto è che nella sua proposta di rifusione delle direttive in materia di emissioni industriali (che ha portato all'emanazione della direttiva 2010/75/UE) è stata piuttosto specificata per impianti del genere una soglia in capacità di 50t.Pertanto, ove si applicassero le precedenti indicazioni della Commissione, nel 2013 si avrebbe la situazione (paradossale) di veder uscire dal campo di applicazione numerosi impianti già (faticosamente) dotati di AIA.Per evitare ciò, nelle more dell'entrata in vigore della nuova direttiva, si ritiene più rigoroso un approccio basato sulla capacità di lavorazione, anche se per impianti del genere ciò introduce significative incertezze per il peso determinante di fattori organizzativi e gestionali sulla reale potenzialità dell'impianto.In tale ottica è opportuno che da una parte i gestori valutino con attenzione l'effettiva capacità di lavorazione giornaliera (e non solo la media annua),Dandone riscontro nelle istanze di autorizzazione di settore, dall'altra che appena possibile tali autorizzazioni di settore riportino esplicitamente tale limite alla lavorazione giornaliera massima, prevedendo che essa sia monitorata dai gestori e controllata almeno una volta l'anno, assicurando tutte le condizioni per l'applicabilità del concetto di "limite legale" alla capacità produttiva (di cui alla circolare interpretativa del 13 luglio 2004).In alternativa si potrebbero anticipare le novità introdotte dalla nuova direttiva citata,considerando significativi solo i depositi preliminari di capacità superiore a 50t.In ogni caso, ove un controllo evidenzi che, prima del recepimento di tale direttiva,anche solo in un giorno, un gestore, che non ha presentato istanza di AIA, ha superato la soglia di 10t/die di rifiuti gestiti in un deposito preliminare, verranno applicate le sanzioni penali come dall'art. 29-quatordecies, c.1 del D.Lgs. 152/06.


Ai fini del confronto con le soglie specificate nell’allegato VIII alla parte seconda del D.Lgs. 152/06, e pertanto della determinazione di assoggettabilità agli obblighi IPPC, è necessario considerare la sommatoria delle potenze termiche installate nell’intero impianto, comprese le eventuali potenze termiche di motori endotermici fissi, quali i motori diesel utilizzati in centrali alimentate a biomasse liquide.
A tale fine, infatti, non è pertinente l’esclusione dagli obblighi previsti dalla disciplina relativa ai grandi impianti di combustione  recata dal comma 15 dell’art. 273, del D.Lgs. 152/06.
Peraltro, ove l’impianto sia alimentato da fonti rinnovabili, esso sarà oggetto di autorizzazione unica, ai sensi del D.Lgs. 387/2003, che costituisce a tutti gli effetti titolo sufficiente ad esercire l’impianto. Conseguentemente non risulterà necessario acquisire una distinta AIA, attraverso le procedure disciplinate dal D.Lgs. 152/06, poiché sarà la stessa autorizzazione unica a prescrivere il rispetto degli obblighi IPPC.
In tal caso la frequenza dei rinnovi periodici, nonché la competenza al relativo rilascio, dovrebbe essere disciplinata nella specifica autorizzazione unica dell’impianto, nonché nelle norme regionali che disciplinano l’applicazione del D.Lgs. 387/03, tenendo conto che, comunque, la competenza ad autorizzare modifiche all’impianto (ai sensi dell’articolo 12, comma 3, del D.Lgs. 387/03) rimane in capo all’autorità competente in materia di rilascio dell’autorizzazione unica.

Qual è la durata delle autorizzazioni integrate ambientali degli allevamenti intensivi (cat, IPPC 6.6) a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 128/2010
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 128/2010, è stato introdotto  l’articolo 29-octies comma 6 del D.Lgs. 152/2006, che indica in dieci anni il termine per il rinnovo delle AIA rilasciate per gli impianti di cui al punto 6.6 dell’allegato VIII (allevamenti intensivi), estendendo il termine precedentemente indicato dalla norma.

 

Non è immediatamente chiaro quale sia il termine da considerare per il rinnovo delle autorizzazioni già rilasciate, nonché per le autorizzazioni che, ai sensi della norma transitoria, saranno definite al termine di procedimenti condotti nel rispetto della precedente normativa.

A riguardo va considerato che, in linea generale, il termine indicato dalla norma per il rinnovo delle AIA è da intendersi quale termine massimo. L’autorità competente, a maggior tutela dell’ambiente, ha infatti la facoltà di specificare nell’autorizzazione un termine più breve, in presenza di adeguate motivazioni.

Il termine per effettuare il rinnovo delle AIA già rilasciate è pertanto quello previsto al tempo della definizione di tali provvedimenti.

Per i procedimenti in corso, è facoltà dell’autorità competente, alla luce degli esiti istruttori, riconoscere la necessità di fissare termini per il rinnovo più brevi di quelli indicati in linea generale dalla norma (dieci anni per gli allevamenti). In tal caso, peraltro, la definizione del termine dovrà essere adeguatamente motivata.


La corte di giustizia europea si è espressa riguardo la normativa francese di attuazione della disciplina IPPC per gli allevamenti chiarendo che:
1) La nozione di «pollame» che figura al punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva del Consiglio 24 settembre 1996, 96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, come modificata dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882, deve essere interpretata nel senso che comprende le quaglie, le pernici e i piccioni.
2) Il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, osta a una normativa nazionale, come quella in questione nella causa principale, che porti a calcolare le soglie per l’autorizzazione di impianti di allevamento intensivo a partire da un meccanismo di animali-equivalenti fondato su una ponderazione di animali per posto secondo le specie al fine di prendere in considerazione il tenore di azoto effettivamente prodotto dai vari volatili.
Il testo integrale della sentenza è accessibile on line all'indirizzo http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62007J0473:IT:HTML

Nel caso in cui la società che gestisce un impianto IPPC ritirasse la domanda di AIA, può essere restituita la tariffa versata?
Non può in alcun caso essere restituita la tariffa già versata, neanche se la società ritira la domanda, poiché a seguito del versamento sono avviate le azioni istruttorie, impegnate le somme versate e assunti relativi oneri da parte della pubblica amministrazione.
Il ritiro della domanda determina, d’altro canto, l’inapplicabilità delle disposizioni transitorie di cui all’articolo 17, comma 5, del D.Lgs. 59/05, con conseguente immediato divieto di esercire attività IPPC nell’impianto.

Come specificato nell’allegato I del D.Lgs. 59/05, ai fini della determinazione dell’assoggettabilità agli obblighi IPPC, la determinazione della capacità produttiva degli impianti di fabbricazione di prodotti alimentari a partire da materia prima vegetale costituisce (in considerazione della forte stagionalità dei processi) un caso particolare. In tal caso, infatti, la soglia fissata di 300 tonnellate al giorno va confrontata con il “valore medio su base trimestrale” della produzione effettiva e non , come nel caso generale, con la capacità di targa degli impianti.
Si raccomanda, a tal fine, di fare riferimento, ove possibile, al trimestre di maggior produzione rilevato nell’ultimo quinquennio, computando la produzione giornaliera media con riferimento alle giornate effettivamente lavorate in tale periodo.

Si rammenta, infine, che anche sansifici e impianti per la produzione di bevande a partire da materie prime vegetali devono essere considerati soggetti agli obblighi IPPC, ove la capacità produttiva, mediata come sopra indicato, raggiunga le 300 tonnellate al giorno di prodotti finiti destinati all’alimentazione.


Per il calcolo del volume delle vasche di trattamento da confrontare  per il raggiungimento della soglia prevista di cui al punto 2.6 dell’allegato I del D.Lgs. 59/05 (impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche mediante processi elettrolitici o chimici qualora le vasche destinate al trattamento utilizzate abbiano un volume superiore a 30 m3) è appropriato fare riferimento a quanto riportato nella Circolare interpretativa in materia di IPPC del 13 luglio 2004.

Il Ministro dell’Ambiente e del Territorio e del Mare, nella predetta Circolare, fornisce indicazioni specifiche in merito all'individuazione di quali vasche siano da considerare ai fini del calcolo del volume complessivo da confrontare con la soglia citata. In particolare, coerentemente con gli indirizzi sviluppati a livello comunitario, è indicato che sono da escludersi vasche per lavaggio, ultrasuoni, granigliatura, water blasting.

Ai sensi di tale Circolare, pertanto, deve considerarsi che in generale gli altri processi tipicamente presenti negli impianti che svolgono attività 2.6 (quali i bagni di sgrassaggio per via elettrolitica e non, il decapaggio, la neutralizzazione, l’attivazione,… ) danno luogo ad alterazioni della superficie come risultato di un processo elettrolitico o chimico e che pertanto i relativi volumi sono da considerarsi nel calcolo del volume complessivo ai fini del confronto con il valore soglia di cui al punto 2.6 dell’All. I al D.Lgs. 59/05.

Non rilevano, a tal fine, le eventuali considerazioni, ad esempio in ordine alla significatività degli effetti ambientali delle operazioni, sviluppate nelle linee guida per l’individuazione e l’utilizzo delle migliori tecniche disponibili di cui all’articolo 4, comma 1, del D.lgs. 59/05, dal momento che tali linee guida hanno finalità del tutto diverse dall’interpretazione del campo di applicazione del D.Lgs. 59/05.

Inoltre si precisa che è coerente con quanto specificato considerare il volume delle vasche al netto dei franchi, ad esempio introdotti per motivi operativi o di sicurezza, e quindi non fare riferimento al volume geometrico delle vasche, ma piuttosto al volume effettivamente occupato dal bagno, a condizione che tale volume netto sia determinato senza ambiguità e verificato in sede di controllo.


Le autorizzazioni ambientali di settore restano valide ed efficaci fino alla scadenza del termine fissato per l’attuazione delle prescrizioni dell’AIA, come indicato all’articolo 17, comma 1, del D.Lgs. 59/05 e chiarito dall’articolo 2, comma 1 del decreto legge 30 ottobre 2007, n. 180, convertito con modifiche dalla legge 19 dicembre 2007, n. 243.
Le autorizzazioni di settore sono, pertanto, automaticamente prorogate fino alla vigenza delle AIA, senza alcun bisogno di procedure di rinnovo da parte delle autorità competenti al loro rilascio.
Resta fermo e distinto l’obbligo, per tali autorità, di provvedere ove necessario in qualunque momento, nelle more del rilascio dell’AIA, all’aggiornamento delle autorizzazioni di settore, anche alla luce dei principi IPPC, come chiarito dall’articolo 2, comma 1-bis del citato D.L. 180/07.

Per l’esercizio degli impianti di trattamento rifiuti autorizzati ai sensi del D.Lgs. 152/06, è espressamente previsto obbligo di prestare garanzie finanziarie (art. 208 e 210 del D.Lgs. 152/06). Esiste un analogo obbligo per gli impianti rientranti nell’ all. I del D.Lgs 59/05 ? In caso contrario, come garantire l’applicazione del principio del “chi inquina paga” per il ripristino del sito?
La portata sostitutiva dell’autorizzazione ambientale integrata nei confronti dell’autorizzazione di cui agli artt. 208 e 210 del D.Lgs. n. 152/2006 non può avere l’effetto di ridurre le garanzie finanziarie, previste da molteplici disposizioni del d.lgs. n. 152/2006 (v. artt. 195, 203, 208, 210, 212), che costituiscono applicazione dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario “chi inquina paga”, richiamato dall’art. 178 tra le finalità proprie della Parte Quarta del D.Lgs. n. 152/2006 (nonché dell’ art. 3-ter del medesimo decreto).
In linea generale l’amministrazione beneficiaria della fidejussione coincide con quella competente al rilascio dell’autorizzazione stessa o, nel caso di impianti di competenza statale, con l'autorità territoriale competente in materia.

Il controllo di conformità con il progetto approvato dei lavori di realizzazione di impianti di trattamento rifiuti autorizzati ai sensi del D.Lgs. 152/06, è espressamente previsto (art. 208 e 210 del D.Lgs. 152/06). Esiste un analogo obbligo per gli impianti rientranti nell’ all. I del D.Lgs 59/05 ? In caso contrario, come garantire l’applicazione del principio di precauzione a tali impianti, di maggiore capacità produttiva?
La disciplina in tema di AIA prevede un complesso ed accurato meccanismo procedurale per l’espletamento dei controlli ambientali sulle prescrizioni stabilite dall’autorizzazione integrata ambientale fra i quali rientrano anche i controlli di cui agli artt 208 e 210 del d.lgs. n. 152/2006. Bisogna quindi riferirsi all’art. 11 del d.lgs. n. 59/2005 relativo al “Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale” in base al quale l’autorità competente, per il tramite del sistema delle Agenzie ambientali, accerta l’ottemperanza alle prescrizioni stabilite dall’AlA per soddisfare i requisiti di cui agli artt. 3 e 8 del decreto.
La previsione di un tale regime di controlli si pone in linea con il principio di precauzione anche attraverso la previsione di un dettagliato regime sanzionatorio definito dall’art. 16 del d.lgs. n. 59/2005 e di un serie di oneri per il gestore e le autorità competenti ai fini della trasparenza dell’azione amministrativa (v. in particolare artt. 7, 8, 11 e 12 del decreto medesimo).

I controlli effettuati presso l’impianto di gestione dei rifiuti sottoposto al d.lgs. n. 59/2005 ed il relativo onere gravante sul gestore, disciplinato dal D.M. 24 aprile 2008, sostituiscono o meno i controlli ed i relativi oneri previsti dall’art. 124, comma 11 del d.lgs. n. 152/2006 in materia di autorizzazione agli scarichi?

L’AIA sostituisce anche l’autorizzazione agli scarichi di cui all’art. 124 citato (v. Allegato II del d.lgs. n. 59/2005) e ciò in linea con la finalità di detta autorizzazione che è proprio quella di evitare ovvero, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni causate da determinate attività (v. Allegato I al decreto) nell’aria, nell’acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti al fine di conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso.

L’art. 7, comma 3 del d.lgs. n. 59/2005, stabilisce che l’AIA “(..) deve includere valori limite di emissione fissati per le sostanze inquinanti, in particolare quelle elencate nell’allegato III, che possono essere emesse dall’impianto interessato in quantità significativa, in considerazione della loro natura, e delle loro potenzialità di trasferimento dell’inquinamento da un elemento ambientale all’altro, acqua, aria e suolo, nonché i valori limite ai sensi della vigente normativa in materia di inquinamento acustico. I valori limite di emissione fissati nelle autorizzazioni integrate non possono comunque essere meno rigorosi di quelli fissati dalla normativa vigente nel territorio in cui è ubicato l’impianto. Se necessario, l’autorizzazione integrata ambientale contiene ulteriori disposizioni che garantiscono la protezione del suolo e delle acque sotterranee, le opportune disposizioni per la gestione dei rifiuti prodotti dall’impianto e per la riduzione dell’inquinamento acustico. Se del caso, i valori limite di emissione possono essere integrati o sosti tuiti con parametri o misure tecniche equivalenti (..)“.

Pertanto, nell’ambito dei controlli previsti dall’AlA, rientrano pienamente anche i controlli sulle emissioni nell’acqua degli impianti sottoposti a tale autorizzazione e, conseguentemente, il gestore dovrà corrispondere per tali impianti unicamente la tariffa IPPC, stabilita dal citato D.M. 24 aprile 2008, come eventualmente adeguata dall’amministrazione regionale ai sensi dell’art. 9, comma 4 del medesimo D.


Una Autorità Competente al rilascio dell’AIA può richiedere il pagamento della Tariffa Istruttoria per le istruttorie concluse prime dell’emanazione del DM 24/04/2008 con un atto di diniego dell’AIA o con una archiviazione dell’istanza?
Come indicato nell’articolo 1, lettera a), del decreto ministeriale del 24/04/2008 ed in sintonia con quanto disposto all’articolo 18, comma2 del D.Lgs. 59/05, le tariffe sono destinate a coprire le spese necessarie allo svolgimento delle attività istruttorie finalizzate al rilascio dell’AIA.
Tali tariffe sono pertanto dovute a prescindere dall’esito dell’istruttoria.
Sono fatte salve le diverse disposizioni regionali ed è fatto salvo il caso in cui, prima dell’avvio del procedimento, sia acquisita evidenza dell’inammissibilità dell’istanza.

Come determinare il costo istruttorio CD per l’acquisizione e gestione della domanda, per analisi delle procedure di gestione degli impianti e per la definizione delle misure relative a condizioni diverse da quelle di normale esercizio dell’impianto nel caso in cui la domanda è riferita a più attività IPPC?
E’ possibile che un’unica istanza faccia riferimento a più attività (in genere integrate in un medesimo impianto) o a più impianti (in genere ricadenti nel medesimo stabilimento).
La complicazione della domanda, e conseguentemente l’impegno istruttorio per la sua gestione, ovviamente aumenta all’aumentare del numero di impianti da autorizzare, ma ciò non è necessariamente vero con riferimento alle attività.
A tal fine è opportuno tenere in mente la distinzione tra attività IPPC ed impianto IPPC (definito ai sensi del D.Lgs. 59/05 come “unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività” IPPC “e qualsiasi attività accessoria, che siano tecnicamente connesse …”).
Pertanto per ogni “impianto” oggetto della domanda deve essere versato un distinto contributo tariffario base (determinato nel caso di prima istanza dalla prima tabella dell’allegato I al DM 24/04/2008), ma ciò non necessariamente significa che tale contributo sia dovuto per ogni attività, poiché in un unico impianto possono essere svolte più attività soggette ad AIA (caso tipico sono le combustioni funzionali all’esercizio delle raffinerie).

Come determinare il numero degli inquinanti da considerare per il calcolo della componente “qualità dell’aria” CAria della tariffa istruttoria per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per un impianto esistente?
Per il costo istruttoria riguardante le emissioni in aria (CAria) il numero degli inquinanti da considerare, in sede di primo rilascio, è quello indicato nella seconda tabella dell’Allegato I, punto 2 al Decreto Interministeriale 24/04/2008 che mette in relazione l’attività IPPC con il numero di inquinanti, in accordo con il Decreto Ministeriale 23/11/2001(INES) in particolare le tabelle 1.6.4 ed 1.6.5 dell’allegato I che riportano le sottoliste di inquinanti tipici in aria ed in acqua per le attività oggetto della disciplina IPPC.
Ad esempio per un impianto di combustione, codice IPPC 1.1, indipendentemente dal combustibile utilizzato, il numero di sostanze inquinanti tipicamente significative emesse dall’attività, in base alla seconda tabella dell’Allegato I, punto 2, è “da 11 a 17 inquinanti”. Il valore CAria è quindi determinato incrociando il numero di sostanze inquinanti, in questo caso da 11 a 17 inquinanti, e il numero di fonti di emissione in aria (Allegato I, punto 2, prima tabella).
Ai fini della determinazione della tariffa per il primo rilascio, pertanto, non risulta rilevante il numero di inquinanti che la domanda individua come significativamente emessi dal camino, ma l’attività IPPC cui il camino afferisce. In caso di più camini, associati ad attività IPPC diverse ed aventi numero di inquinanti tipici tali da farle ricadere in diverse classi tariffarie, i relativi contributi andranno sommati.
Ad esempio se tre camini sono attribuibili ad un’attività 1.1 (da 11 a 17 inquinanti), tre camini ad un’attività 5.1 (da 11 a 17 inquinanti) ed uno ad un’attività 3.1 (da 18 a 29 inquinanti) i dati di ingresso della tabella saranno: 6 fonti di emissione nella classe “da 11 a 17 inquinanti”; 1 fonte di emissione nella classe “da 18 a 29 inquinanti

Costo istruttorio per la verifica del rispetto della disciplina in materia di inquinamento delle acque CH2O Allegato I punto 3. Come considerare lo scarico di acque reflue domestiche?
Per il costo istruttoria riguardante le emissioni in acqua (CH2O) gli scarichi in fogna di acque ad usi civili sono assimilati a scarichi con nessun inquinante (Allegato I, punto 3, seconda tabella, prima riga).

La tariffa relativa ai controlli derivanti dalla eventuale programmazione dei prelievi e analisi “Allegato V” è da versare in anticipo, indipendentemente dai prelievi e analisi effettuati presso l’impianto o è da calcolare con le informazioni riportate nel rispettivo Piano di Monitoraggio e Controllo?
 
Le tariffe relative alle attività di controllo sono riferite a quanto previsto nell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata per l’impianto. Come chiarito negli articoli 3 e 6 del decreto interministeriale del 24 aprile 2008, le tariffe relative ai controlli dovranno essere versate a partire dalla data di effettiva vigenza dell’AIA, ed in ogni caso non potrebbero essere determinate prima del rilascio dell’AIA stessa.


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